A partire dal 29 maggio 2026, il settore agroalimentare italiano vedrà l’applicazione di un quadro sanzionatorio notevolmente inasprito. La Legge n. 75/2026, pubblicata recentemente in Gazzetta Ufficiale, introduce riforme strutturali nel Codice penale e nel sistema della responsabilità amministrativa degli enti, con l’obiettivo di reprimere con forza la contraffazione e il fenomeno dell’“Italian Sounding”.
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Dal 29 maggio in vigore la nuova legge a tutela dell’agroalimentare
A partire dal 29 maggio 2026, il settore agroalimentare italiano vedrà l’applicazione di un quadro sanzionatorio notevolmente inasprito. La Legge n. 75/2026, pubblicata recentemente in Gazzetta Ufficiale, introduce riforme strutturali nel Codice penale e nel sistema della responsabilità amministrativa degli enti, con l’obiettivo di reprimere con forza la contraffazione e il fenomeno dell’“Italian Sounding”.
La riforma introduce nuovi reati specifici per colpire chiunque tenti di trarre profitto ingannando i consumatori sull’origine e la qualità dei prodotti:
- Frode alimentare (Art. 517-sexies c.p.): punisce la commercializzazione di alimenti non genuini o difformi per origine, qualità o quantità rispetto a quanto dichiarato. La norma estende la punibilità anche alle vendite effettuate tramite canali digitali ed e-commerce.
- Commercio di alimenti con segni mendaci (Art. 517-septies c.p.): è mirato a contrastare l’uso di marchi, simboli o indicazioni (anche figurative) idonee a indurre in errore sulla provenienza o sulla qualità del prodotto.
- Inasprimento per i prodotti DOP/IGP: per la contraffazione delle indicazioni geografiche (Art. 517-quater c.p.), le pene diventano severissime; la reclusione può arrivare fino a quattro anni e la multa fino a 50.000 euro.
L’entrata in vigore della Legge n. 75/2026 determina una trasformazione profonda della responsabilità amministrativa per le imprese del settore agroalimentare, intervenendo direttamente sull’art. 25-bis.1 del D.Lgs. 231/2001. Questo scenario comporta un sensibile innalzamento del rischio 231 per le società della filiera, con particolare riferimento ai seguenti ambiti operativi:
- Approvvigionamento e supply chain: procedure di selezione, qualifica e monitoraggio costante dei fornitori e delle materie prime.
- Etichettatura e packaging: gestione rigorosa delle informazioni sulla provenienza, sull’origine dei prodotti e dei claims commerciali.
- Marketing e brand: tutela nell’uso di marchi o grafiche che richiamano il “Made in Italy” per evitare pratiche ingannevoli.
- Canali digitali: vigilanza specifica sulle attività di vendita online ed e-commerce, settori espressamente citati dalla normativa come potenziali veicoli di illecito.
- Operazioni logistiche: controllo delle attività di importazione, esportazione e distribuzione.
In caso di violazione, l’ente si espone a conseguenze sanzionatorie estremamente rigide che possono compromettere la continuità aziendale. Oltre alle sanzioni pecuniarie, la legge prevede misure interdittive quali:
- La chiusura (temporanea o definitiva) dello stabilimento o dell’esercizio.
- L’interdizione dall’attività e la revoca di licenze o autorizzazioni amministrative.
- L’esclusione da contributi, sussidi o finanziamenti pubblici.
- La confisca obbligatoria, estesa anche alla forma per equivalente, del profitto derivante dal reato.
Alla luce di queste novità, è indispensabile per le aziende avviare una revisione dei Modelli Organizzativi 231. Gli interventi dovrebbero focalizzarsi sul potenziamento dei protocolli di controllo relativi alla tracciabilità documentale, sulle procedure di due diligence verso i partner commerciali e sulla verifica dei sistemi di comunicazione di marketing. Infine, risulta necessario procedere a un aggiornamento delle mappe dei rischi e dei flussi informativi periodici verso l’Organismo di Vigilanza, affinché possa monitorare con efficacia le aree rese più sensibili dalla nuova disciplina.
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