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Divieto di importazione di gas russo: cosa cambia con il Regolamento 2026/261

02/02/2026 -

L’Unione Europea ha ufficialmente adottato il Regolamento (UE) 2026/261, un pilastro legislativo volto a eliminare definitivamente la dipendenza energetica dalla Federazione Russa. Il provvedimento stabilisce un quadro rigoroso per l’abbandono graduale delle importazioni di gas naturale (sia via gasdotto che GNL) e avvia le procedure per la cessazione delle importazioni di petrolio, con impatti diretti e significativi sulle strategie operative e di approvvigionamento delle aziende europee.

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L’Unione Europea ha ufficialmente adottato il Regolamento (UE) 2026/261, un pilastro legislativo volto a eliminare definitivamente la dipendenza energetica dalla Federazione Russa. Il provvedimento stabilisce un quadro rigoroso per l’abbandono graduale delle importazioni di gas naturale (sia via gasdotto che GNL) e avvia le procedure per la cessazione delle importazioni di petrolio, con impatti diretti e significativi sulle strategie operative e di approvvigionamento delle aziende europee.

Il Regolamento impone un divieto generale all’importazione di gas russo che diventerà applicabile dal 18 marzo 2026. Tuttavia, le aziende devono prestare attenzione alle diverse finestre temporali legate ai contratti in essere, a patto che siano stati conclusi prima del 17 giugno 2025 e non modificati successivamente:

  • Contratti a breve termine: il divieto per il GNL scatterà dal 25 aprile 2026, mentre per il gas da gasdotto la scadenza è fissata al 17 giugno 2026.
  • Contratti a lungo termine: le imprese avranno più tempo per diversificare, con il divieto che entrerà in vigore il 1° gennaio 2027 per il GNL e il 30 settembre 2027 per il gas da gasdotto.
  • Petrolio: le aziende del settore petrolifero devono prepararsi alla cessazione totale delle importazioni di petrolio greggio e prodotti petroliferi russi entro la fine del 2027.

Per le aziende importatrici, il Regolamento introduce una complessa procedura di autorizzazione preventiva. A partire dal 18 febbraio 2026, ogni importazione dovrà essere autorizzata dalle autorità competenti. Le imprese saranno tenute a fornire informazioni estremamente dettagliate, tra cui:

  • Date e durata dei contratti.
  • Volumi contrattuali e clausole di flessibilità.
  • Identità completa delle controparti.
  • Documentazione comprovante il Paese di produzione (per evitare che gas russo sia miscelato o trasbordato tramite Paesi terzi).

In casi specifici, le autorità potranno richiedere alle aziende il testo integrale dei contratti di fornitura (ad esclusione dei prezzi), per valutare i rischi per la sicurezza dell’approvvigionamento e verificare l’assenza di clausole elusive.

Il sistema sanzionatorio introdotto è severo, volto a scoraggiare qualsiasi tentativo di elusione del divieto attraverso intermediari o “flotte ombra”. Per le persone giuridiche, le sanzioni amministrative massime previste dagli Stati membri dovranno essere almeno pari a:

  • Il 3,5% del fatturato mondiale totale annuo dell’impresa;
  • In alternativa, 40 milioni di euro o il 300% del valore dell’operazione contestata.

Nonostante le sfide, il regolamento punta a rafforzare la competitività e l’autonomia strategica dell’Unione. Le aziende sono chiamate a collaborare alla stesura dei piani nazionali di diversificazione, che dovranno essere presentati dagli Stati membri entro il 1° marzo 2026. Questi piani promuoveranno investimenti in:

  • Fonti rinnovabili (eolico e solare) e gas decarbonizzati come biometano e idrogeno pulito.
  • Misure di efficienza energetica e riduzione della domanda per abbattere i costi di produzione.
  • Utilizzo della piattaforma AggregateEU per l’acquisto congiunto di gas a livello europeo.

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