Per la seconda volta, la Commissione europea propone di rinviare di un anno l’entrata in applicazione del Regolamento sulla deforestazione (EUDR), spostando la scadenza al 31 dicembre 2026.
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EUDR: la Commissione europea propone un ulteriore slittamento al 2026
Per la seconda volta, la Commissione europea propone di rinviare di un anno l’entrata in applicazione del Regolamento sulla deforestazione (EUDR), spostando la scadenza al 31 dicembre 2026.
La decisione, annunciata dal Commissario all’Ambiente Jessica Roswall al Consiglio Agricoltura, è motivata dai limiti tecnici del sistema informatico europeo che dovrebbe gestire le dichiarazioni di dovuta diligenza. Le stime iniziali erano di circa 100 milioni di dichiarazioni l’anno, ma i dati reali sono già dieci volte superiori. Il software, già usato in altri settori, rischia di rallentare fino a blocchi prolungati, con conseguenze dirette per le imprese e le dogane.
In una lettera inviata al presidente della Commissione Ambiente del Parlamento europeo, Antonio Decaro, Roswall ha ufficializzato l’intenzione di chiedere un ulteriore rinvio. La Commissione spiega che l’attuale condizione del sistema condurrà, molto probabilmente, a rallentamenti o interruzioni ripetute e durature, con effetti negativi sulle possibilità per le imprese di adempiere agli obblighi EUDR: un rischio che potrebbe incidere non solo sugli operatori, ma anche sulle informazioni doganali collegate e sui flussi commerciali delle merci interessate.
Le prime linee guida di aprile hanno introdotto alcune semplificazioni, riducendo i costi per le imprese di circa il 30% e consentendo, ad esempio, il riuso delle dichiarazioni per le riesportazioni e la possibilità di presentarle su base annuale. Nonostante ciò, le criticità informatiche e i volumi crescenti hanno spinto la Commissione a chiedere più tempo.
La proposta di rinvio dovrà ora essere discussa con Parlamento e Consiglio. Lo scontro politico resta aperto: il PPE chiede una revisione complessiva del regolamento ed esenzioni per gli agricoltori europei, mentre socialisti e verdi considerano il nuovo rinvio un arretramento nella politica ambientale dell’UE e un rischio per la concorrenza leale tra operatori sostenibili. Anche Confagricoltura e Federlegno hanno sollecitato ulteriori semplificazioni a favore delle PMI, un sistema informatico rafforzato e una classificazione del rischio-Paese più aderente alla realtà.
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