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Nuovo decreto per le sanzioni penali delle imprese

14/01/2026 -

Il 24 gennaio 2026 entrerà ufficialmente in vigore il Decreto Legislativo 30 dicembre 2025, n. 211, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 6 del 9 gennaio 2026. Si tratta di un provvedimento di particolare rilievo sistemico, che introduce nel diritto italiano un nuovo e più incisivo regime sanzionatorio per le violazioni delle misure restrittive adottate dall’Unione Europea, segnando un deciso rafforzamento dell’enforcement a livello nazionale.

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Il 24 gennaio 2026 entrerà ufficialmente in vigore il Decreto Legislativo 30 dicembre 2025, n. 211, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 6 del 9 gennaio 2026. Si tratta di un provvedimento di particolare rilievo sistemico, che introduce nel diritto italiano un nuovo e più incisivo regime sanzionatorio per le violazioni delle misure restrittive adottate dall’Unione Europea, segnando un deciso rafforzamento dell’enforcement a livello nazionale.

Il decreto si colloca nel più ampio processo di consolidamento della politica sanzionatoria europea, in un contesto geopolitico caratterizzato da un crescente ricorso alle misure restrittive quali strumenti di politica estera e di sicurezza comune. L’intervento normativo mira a superare le storiche criticità legate alla frammentazione degli ordinamenti nazionali e alla disomogeneità dei regimi sanzionatori applicabili nei diversi Stati membri.

Il provvedimento dà attuazione alla Direttiva (UE) 2024/1226 del Parlamento europeo e del Consiglio, adottata con l’obiettivo di armonizzare in tutti gli Stati membri la definizione dei reati e delle sanzioni penali connesse alla violazione delle misure restrittive dell’Unione. La Direttiva risponde all’esigenza, più volte evidenziata dalle istituzioni europee, di garantire che le sanzioni UE siano effettivamente applicate in modo uniforme, evitando fenomeni di forum shopping regolamentare o applicazioni meramente formali.

Rientrano nell’ambito di applicazione del nuovo regime sanzionatorio tutte le principali tipologie di misure restrittive adottate dall’Unione Europea, tra cui: embarghi commerciali e settoriali; divieti di esportazione e importazione; congelamento di fondi e risorse economiche; restrizioni finanziarie; limitazioni all’accesso a tecnologie, beni a duplice uso e servizi strategici.

Il decreto interviene in modo organico per superare le criticità del precedente quadro normativo nazionale. In particolare, il nuovo impianto:

  • con le modifiche al Codice penale vengono introdotte fattispecie penali autonome per la violazione diretta delle misure restrittive UE;
  • viene espressamente sanzionata anche la condotta di elusione delle misure, includendo schemi indiretti o artificiosi finalizzati ad aggirare divieti e restrizioni;
  • viene rafforzato il principio europeo secondo cui le sanzioni devono essere effettive, proporzionate e dissuasive.

L’intervento legislativo amplia in modo significativo il perimetro di rischio legale per le aziende, in particolare per quelle operanti nei settori maggiormente esposti alle misure restrittive, quali commercio internazionale, logistica, finanza, energia, tecnologia, manifattura e difesa.

Nel nuovo contesto normativo assume un ruolo centrale l’obbligo di prevenzione attiva. Le imprese sono chiamate a individuare in modo sistematico le attività e i processi aziendali esposti al rischio di violazione delle misure restrittive, valutando l’impatto delle stesse sulle operazioni commerciali, finanziarie e logistiche.

L’assenza di un’adeguata analisi preventiva del rischio o la mancata adozione di presidi organizzativi idonei può assumere rilievo autonomo, contribuendo a fondare una responsabilità dell’impresa anche in assenza di una violazione intenzionale o dolosa.

Il decreto rende evidente l’obbligo di adeguata organizzazione interna. Le imprese sono tenute a:

  • adottare procedure formalizzate in materia di sanzioni internazionali;
  • definire ruoli e responsabilità chiari all’interno della struttura aziendale;
  • integrare il rischio sanzioni UE nei sistemi di controllo interno, di compliance e di governance.

In questa prospettiva, la conformità alle misure restrittive non rappresenta più un adempimento isolato, ma diventa parte integrante dell’assetto organizzativo dell’impresa, al pari di altri presidi di legalità ormai consolidati, come l’antiriciclaggio e la protezione dei dati.

Particolare rilievo assume il rafforzamento degli obblighi di due diligence, che devono essere svolti in modo preventivo e continuativo su clienti, fornitori, partner commerciali e intermediari. Le verifiche devono estendersi anche ai beneficiari effettivi, alle strutture di controllo e alle giurisdizioni coinvolte.

La valutazione richiesta non si limita alla liceità formale dell’operazione, ma comprende l’analisi del rischio che essa possa determinare, direttamente o indirettamente, un effetto vietato dalle misure restrittive UE. In tale quadro, il decreto attribuisce rilevanza penale anche a operazioni formalmente lecite ma strutturate per eludere i divieti, imponendo alle imprese di analizzare la sostanza economica delle operazioni.

La compliance richiesta dal decreto non può essere meramente documentale. È necessario un monitoraggio operativo effettivo, che includa:

  • il controllo dei flussi finanziari;
  • la verifica della destinazione finale di beni e servizi;
  • la valutazione della coerenza complessiva delle operazioni rispetto al profilo del cliente e al contesto geografico e settoriale.

Clausole contrattuali e dichiarazioni di conformità, se non accompagnate da controlli sostanziali, non sono più sufficienti. Centrale diventa anche la tracciabilità delle attività di controllo, mediante la conservazione delle evidenze delle verifiche svolte, delle valutazioni di rischio e delle decisioni assunte, con un rilievo significativo anche in chiave difensiva.

Il decreto rafforza inoltre l’importanza della formazione del personale coinvolto in attività sensibili. La mancanza di adeguata formazione può essere considerata una carenza organizzativa rilevante ai fini della responsabilità dell’impresa.

Il Decreto Legislativo n. 211/2025 innalza in modo significativo lo standard di diligenza richiesto alle imprese. La conformità alle misure restrittive dell’Unione Europea diventa un elemento centrale della governance aziendale, con impatti diretti sul piano legale, operativo e reputazionale. Le imprese sono chiamate a adottare un approccio strutturato, proattivo e sostanziale alla gestione del rischio sanzionatorio, in un contesto di controlli sempre più integrati e incisivi.

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